Nel 2010, in un ristorante di Lione, in Francia, il giornalista Cheon Ho-seong assaggiò per la prima volta il boudin, un piatto francese preparato con frattaglie di coniglio. Ricorda che il sapore del piatto cambiò quando lo accompagnò al vino.
L’articolo in cui racconta questa esperienza fa parte della rubrica di Cheon Ho-seong «Anche oggi, vino» (천호성의 오늘도 와인); è stato pubblicato il 4 ottobre 2026 e modificato alle 8:41 dello stesso giorno. Il testo si concentra sull’idea di non considerare il vino soltanto una bevanda da occasioni speciali e formali, ma di assaggiarlo insieme al cibo per osservare come cambiano i sapori.
Contesto e retroscena
Prima di mangiare il boudin, il giornalista non era abituato ai piatti di frattaglie. Scrive che, al primo boccone, avvertì il sapore forte tipico dei prodotti a base di carne e che la sensazione non svanì facilmente neanche bevendo acqua. Fu allora che il maître del ristorante gli consigliò di assaggiare i piatti di frattaglie della regione di Lione insieme al vino rosso.
Il giornalista scelse un calice di vino economico della regione delle Côtes du Rhône (코트뒤론). Nell’articolo, Côtes du Rhône è indicato sia come toponimo sia come denominazione di origine protetta ufficialmente riconosciuta dal governo francese. Si aggiunge che il nome indica i vini prodotti nella vasta zona viticola lungo il fiume Rodano e nella valle del Rodano.
Il giornalista descrive gli aromi del vino, simili a quelli del pepe o della cannella, come capaci di coprire il sentore sgradevole delle frattaglie lasciando una nota saporita. Racconta poi una sensazione di frutta e freschezza, come addentare una manciata di lamponi, e l’aroma pungente e verde di un vino di frutta invecchiato in botti di legno, che gli sembrava abbinarsi al rosmarino del boudin. Non è tanto il piatto di frattaglie in sé a essere cambiato, quanto l’esperienza di mangiarlo e berlo insieme, che ha modificato l’impressione che ne aveva.
Che cosa significa questa storia
Il senso del racconto non è proporre la regola secondo cui a un determinato piatto debba necessariamente corrispondere un determinato vino. Dopo essere rientrato in patria, quando riceveva il compenso dei lavoretti, il giornalista sceglieva al supermercato una bottiglia di vino da 10.000 won e la beveva a cena. Ha sperimentato abbinamenti anche con piatti familiari, accompagnando il pajeon con un Sauvignon Blanc bianco fresco e la carne di testa con un Cabernet Sauvignon dal gusto astringente.
Per abbinamento si intende l’accostamento di cibo e bevanda per osservarne l’armonia dei sapori. L’esperienza del giornalista mostra che la diffidenza verso un cibo insolito può cambiare a seconda del vino che lo accompagna. Ma non tutti gli abbinamenti sono soddisfacenti. Ha raccontato che, accompagnando salsicce salate alla griglia con un dolce Zinfandel, sia il salato sia il dolce spiccavano, rendendo difficile mandare giù entrambi.
Questa esperienza può quindi aiutare a ridurre la pressione di dover trovare «il vino giusto». Anche un abbinamento che non funziona può diventare un criterio per la scelta successiva. Per esempio, se di solito l’aroma dei piatti di frattaglie risulta troppo intenso, si può provare a osservare come cambia il proprio gusto accompagnandoli con un vino rosso. Si tratta però di un’ipotesi che parte dall’esperienza del giornalista: non si può affermare che tutti percepiscano gli stessi sapori nello stesso modo.
Fatti verificati e aspetti ancora sconosciuti
Fatti verificati
- Nel 2010, quando era uno studente universitario, il giornalista mangiò per la prima volta in un ristorante di Lione il boudin preparato con frattaglie di coniglio.
- All’epoca il giornalista trovò difficile tollerare il sapore forte del boudin e, su consiglio del maître, ordinò un calice di vino economico della regione delle Côtes du Rhône.
- Ha scritto che, accompagnato al vino, il boudin gli era sembrato speziato e saporito, con note fruttate e fresche.
- Ha raccontato di aver abbinato, dopo il rientro in patria, il pajeon al Sauvignon Blanc, la carne di testa al Cabernet Sauvignon e le salsicce alla griglia allo Zinfandel.
- Ha spiegato che il Grenache coltivato nel sud-est della Francia presenta aromi erbacei simili a quelli della gariga secca, mentre quello dell’Aragona, in Spagna, ha aromi di frutti rossi e note di spezie dolci come la liquirizia.
Aspetti ancora sconosciuti
- L’articolo non indica il produttore né l’annata del vino Côtes du Rhône bevuto dal giornalista a Lione insieme al boudin.
- Non è stato possibile accertare neanche il nome del ristorante visitato dal giornalista all’epoca.
- Dall’articolo non si può sapere se altre persone percepirebbero il cambiamento di sapore avvertito dal giornalista nello stesso modo.
Che cosa può verificare il lettore
- Per iniziare a sperimentare gli abbinamenti con il vino, si può provare a osservare come si combinano i sapori di piatti familiari citati nell’articolo, come il pajeon o la carne di testa, senza aspettare un’occasione speciale o una cena formale.
- Se un abbinamento non funziona, non è necessario considerarlo soltanto un fallimento. Ripensare a quali sapori siano emersi, come nel caso delle salsicce e dello Zinfandel raccontato dal giornalista, può offrire indicazioni per il tentativo successivo.
- È meglio non dare per scontato il sapore di un vino basandosi soltanto sul nome del vitigno. Nell’articolo, il Grenache è descritto con aromi diversi a seconda della zona di coltivazione: erbacei da un lato, di frutti rossi e spezie dolci dall’altro.




















